ItalianoEnglishDeutschHome Lina Sari

Roberto Costella

“Di grazia, sia Lina Sari indefinita”: così nel 1995 Guido Ceronetti aveva auspicato e sentenziato per sciogliere ogni persecuzione classificatoria, ma anche per preservare l’insaziabile sete di verità e identità di un’artista così pasolinianamente piena di grazia.
Lina Sari, esteta, creatrice di forme, segni e colori, interprete di idee e sentimenti, produce opere dalla luce sublimata e dalla materia spiritualizzata in equilibrio sospeso tra veduta e visione.
L’arte di Lina resta carica di mistero poiché trasfigura e riformula il motivo celandone l’essenza.
L’immagine è otticamente percepibile ma più difficilmente intellegibile perché, come quella simbolista, “riveste l’idea di una forma sensibile” (J. Moréas) implicando altro da sé. Lina tende a suggerire, ad alludere senza mai svelare ragioni e significati.
E del resto non potrebbe: quei dipinti aleggiano tra la terra e il cielo, tra l’Io e il Tutto. Artista-intellettuale “cerca nell’arcana profondità dell’anima” (P. Gauguin) e perciò la sua iconografia non è risolta né risolvibile: le opere, assorte e allusive, risultano a-logiche, a-spaziali, a-temporali, inespugnabili all’assedio dell’analisi e della logica.
Il suo itinerario, consapevole e vissuto, sempre teso a progredire, continua anche nell’impossibilità di raggiungere e addirittura di intravedere la meta. Ma il suo procedere è necessità perché i dipinti segnano e sono la sua vita: essi rappresentano un’aspirazione e, paradossalmente, una condanna.
Lina è stata segnata da un destino che non ha voluto né potuto contrastare: ha dovuto diventare artista per dare senso a esistenza individuale e universale, a dimensione fisica e metafisica, a sfera materiale e spirituale.
E’ partita con profeti e navigatori, pellegrini ed esploratori, ha rischiato di naufragare; non ha desistito; si è avviata con Carmelo Zotti, ha intercettato l’iperuranio estetico di Mario Schifano e Giosetta Fioroni, quello poetico di Goffredo Parise e Andrea Zanzotto, di Erri De Luca e Guido Ceronetti. Infine ha trovato il suo.
Mai come oggi, Lina Sari è Lina Sari. Mai come oggi la passata “indefinizione” ammette possibilità di “definizione” e ciò non per mondo tematico, valenza espressiva o cifra stilistica, ma per forza di idee, profondità d’intento e tragitto compiuto: quindi, per i valori più alti della cultura, dell’intelletto e dello spirito di un individuo. Perciò la sua pittura è arte-vita, fondata su un autentico Io poetico ed esistenziale: una figurazione che nasce da un processo intensamente vissuto e interiorizzato che assume e seleziona, sedimenta e stratifica, fondendo realtà percepita e immaginata, traducendo parole ed emozioni, musica e atmosfere. Del resto “… tutto, forma, movimento, numero, colore, profumo, nello spirituale come nel naturale è significativo, reciproco, converso, corrispondente” (Ch. Baudelaire).
Le immagini sono Lina ma anche altro da Lina, poiché maturano esistenza autonoma in un divenire teso all’assoluto:
sono porte aperte tra finito e infinito. Si generano da infrazioni e contaminazioni, da trasposizioni e sconfinamenti, si propongono come evocazioni, allusioni, simboli, costituendosi presenze arcane, magiche, epifaniche: sono icone di una contemporaneità senza tempo, uniche, esemplari e chiare nella loro insondabilità perché “ogni cosa sacra, o che voglia restare sacra, si avvolge di mistero” (S. Mallarmé).
E così è anche Lina, baciata dall’Angelo e votata alla grazia.

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