ItalianoEnglishDeutschHome Lina Sari

Erri De Luca

Cara Lina,
tu non accetti i colori della convalescenza.
I tuoi rossi attaccati da altri colori inferociti sono il dolore in corso e direttamente la salute piena, niente frattempo di cure e ristabilimenti.
I tuoi rossi stanno in pericolo, ma non vogliono cedere al nero che li assedia, non lo ammansiscono, gli resistono interi: o la pienezza della sanità o la sopraffazione.
Amo il tuo paiolo di polenta trafitto dal fulmine bianco di una lancia, amo gli animali che stanno nella periferia dei tuoi bordi.
Sono loro che permettono a noi l’ abusivo sentimento di essere centro e culmine di un disegno, di una biologia.
C’è una T che non voglio capire, sapere. C’è una T che è l’ ultima lettera nell’ alfabeto ebraico, c’è una T arredata che respingo.
Mi consola il piede scalzo che sta spingendo un salto senza sforzo e un profilo di arpa e di un uomo che stanno suonando l’ aria.
Ti ringrazio di avermi reso passante della tua fermata, non posso ricambiare che un saluto.

 

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