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Lina Sari (la spinta verso l’ abbandono della convenzionalità)

Poche settimane fa, mi sono recata a casa di Lina Sari, per conoscere le sue opere in vista di questa presentazione. Le ho chiesto di indicarmi l’ anno in cui erano state composte al fine di individuare un percorso e non solo di tipo cronologico.
Alla quarta o quinta opera, mi sono resa conto che la mia richiesta, fondamentale tutte le altre volte che ho curato presentazioni, in questo caso non aveva importanza: ero stata catturata da ciò che poi si è rivelato essere uno degli elementi caratterizzanti delle opere di questa artista, ossia dal fascino di una pittura che dietro modalità fiabesche nasconde contenuti prepotentemente cerebrali nel suo proporre argomentazioni da rifiutare o da accettare, comunque su cui discutere. E’ evidente l’ ansia di questa artista, sottolineata da scritti e da titoli meditati, di voler intrattenere un dialogo con gli osservatori. (Il primo scalino, Una volta il futuro era migliore, Affinità elettive...)
E’ una richiesta non di aiuto, ma di compagnia per superare le difficoltà di percorso di questa sorta di viaggio che conduce verso un centro nascosto perchè all’ interno di sè stessi.
Passavo da una stanza all’ altra e, procedendo, il luoghi perdevano le loro connotazioni funzionali, apparendomi un insieme organico: quella non era la casa di Lina Sari, ma era Lina Sari.
E’ cominciato così questa sorta di viaggio “serendipico”... (Scoprire qulcosa di importante, diverso dai presupposti teorici su cui ci si basava...)
E’ un viaggio che la stessa nostra artista percorre; infatti mi ha confidato che a volte comincia un’ opera con l’ intento di comunicare un messaggio particolare o in preda ad uno stato d’ animo, ma che poi, riflettendo, vaga con la mente e il pennello docilmente la segue.
Mi sono dunque imbattuta in grandi peculiarità:
- una spazialità svincolata da regole compositive e accentuata dalla forma e dai materiali utilizzati che non assolvono più alla funzione di spazio pittorico, ma diventano essi stessi parte integrante dell’ opera, legandosi alle linee di forza dominanti, o simbolicamente al contenuto se non al messaggio: è, insomma, lo spazio su cui avviene la rappresentazione non degli oggetti, ma della genialità creatica di quest’ artista;
- l’ assenza del tempo inteso come convenzione cronologica: la narrazione si svolge, infatti, in assenza di sequenze scandite da un prima e un dopo ed E affidata ad una visione che attraverso analogie e simboli si proietta nella nostra memoria, risvegliando e rendendo attuale ciò che di simile abbiamo provato;
- l’ abbondanza di affascinanti disquilibri di struttura narrativa, i va-e-vieni di elementi ripetuti (l’ acqua, le mani, la rosa od anche certe forme e certi colori), in mezzo ad altri che si riproducono eccezionalmente una volta sola, le alternanze di “particolari” ossessivamente esaminati e brevi folgorazioni colte in rapidi squarci; immagini che sembrano dilatarsi in apparizioni o in figure quasi divinizzate perchE caricate emotivamente attraverso oggetti usati all’ interno del loro concetto, metaforizzati.
- un’ arte spesso gestuale e segnica con degli elementi graficamente differenziati, ma in cui permane prevalentemente l’ elemento simbolico.
In veri e propri paesaggi onirici appare più volte l’ acqua, emblema della forte dialettica dei contrari, elemento che per eccellenza esprime la contrapposizione tra quiete e agitazione, pace e sofferenza; o appaiono gli animali, espressione di sentimenti puri, non sovrastrutturati; le mani poi...(se gli occhi sono specchio dell’ anima, le mani traducono in azione i sentimenti...); a volte vi è il ricorso al mito, che non rappresenta l’ originario (di per sè non raggiungibile), ma lansia di raggiungerlo;
- la presenza di una sorta d’ ironia (Le ali? Sono nell’ armadio; La prego, signore mi sorprenda...);
- inquadrature funzionali al messaggio: dall’ alto verso il basso o auguralmente scetiche, dal basso verso l’ alto;
- una luce interna ad ogni opera, irrispettosa anch’ essa delle regole fisiche. Essa induce l’ osservatore a compiere dei movimenti del capo o dell’ intero corpo come quando la luce va a riflettersi sul vetro che incornicia una tela... Ciò succede perchè spesso i colori sono racchiusi sotto una patina delicatamente soffusa che ha la funzione/azione di creare flotti di luce rimbalzanti; questa luce, poi è tale da annullare le denotazioni temporali perchè reagendo con la luce esterna possono rappresentare momenti diversi della giornata...
- sono lavori in cui il senso, la sensibilità tattile prevale spesso sul tessuto propiamente pittorico attraverso una stratificazione che rende il segno sfondo prezioso o materia su cui grattare per imprimere maggiore forza espressiva all’ opera.
Il filo che percorre l’ intera produzione sembra essere rappresentato dalla religiosità del rapporto tra arte ed edistenza, condizione da dividere con coloro che parimenti attendono al desiderio di carpirne il segreto motore. L’ opera è evocativa non solo per l’ iconografia, quanto per la suggestione che suscita non riassumibile dalle parole. Così come il sogno (e i relativi incubi), l’ opera di Lina Sari è un’ attività mentale dove vigono principi diversi da quelli della logica ordinaria. La sua vera attività creatrice, quindi arte, perchè non si esprime per mezzo di forme e colori, ma nelle forme e nei colori (questi ultimi sono inventati, non esistono in natura).
Ma se l’ attività artistica non è isolata nè isolabile dalla vita dell’ uomo, la personalità artistica si distingue dalla personalità dell’ uomo perchè è colta nel momento in cui l’ immaginazione creatrice dell’ uomo si attua nelle forme e nei colori. La creatività di forme e colori è, dunque, l’ unico diapason per giudicare l’ arte.
Concludo, affermando che la postvisione delle opere di Lina Sari conserva contorni particolari, come immagini viste in un dormiveglia, immersi (noi!) nel malinconico ricordo di quel che si è visto e nel desiderio di rimuovere ancora per poco il risveglio.

Amalia Forcina

Le ceramiche di Lina Sari Terra e fuoco, corpo ed amina, mescolati da un’ alchimia segreta: il talento magico di Lina Sari.
Ancora una volta l’ osservatore resta intrappolato nelle seducenti maglie delle sue opere.
La mente viene attratta dall’ insieme labirintico: osserva i meandri tortuosi, ma dopo un pò vi si perde sedotta dai colori smaglianti, dalle forme sinuose, dal lusso dei particolari.
Catturata dal fascino, non oppone resistenza e si lascia andare, fiduciosa, perchè sente che le emozioni, prendendola per mano, le indicheranno il cammino.
Il viaggio è lungo e, una volta terminato, lascerà dentro la carica per affrontare il quotidiano, riscattano dalle eccezionali visioni.
E’ un’ arte catartica: dismesso il vestito dell’ arrugginita ordinarietà materiale, indossato l’ abito sontuoso del sentimento, ecco che siamo pronti a varcare la porta del sogno.

Luglio 2007 Amalia Forcina

 

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